Sedrick

scritto da Veen
Scritto Ieri • Pubblicato 15 ore fa • Revisionato 15 ore fa
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Autore del testo Veen
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Questa poesia è ispirata al mito di Altair e Vega. Una delle storie d’amore più forti che io abbia mai ascoltato, l’ho rielaborata per come la immagino e spero possa piacervi.
- Nota dell'autore Veen

Testo: Sedrick
di Veen

Brilla e brucia nel cielo profondo,
Quando una stella entrò nel suo mondo.
Dal buio immenso la vide arrivare,
E senza toccarlo lo fece bruciare.

Si avvicinò piano, chiese il suo nome,
“Vega”, rispose, ammirando le sue forme.
Tra i capelli di luce riscaldava un colibrì,
Lui già perso nei suoi occhi, voleva restare lì.

Le parlò e la conobbe, come fanno i bambini,
E si persero parlando tra sogni vicini.
Se ne andò, nella speranza che tornasse a trovarla,
Ma nel pieno della notte, già era lì per ammirarla

Tra giardini celesti e silenzi lontani,
Danze leggere, sospese tra i piani.
Presto succubi di destini nefasti,
Perché gli amanti scordarono di essere astri.

Tentei il re dei cieli, osservava da lontano,
In una notte estiva il cielo era strano.
In quella notte dal cielo diverso,
Vide due stelle mancare all’universo.

Negli occhi dei due, brillava il piacere,
Ma il re punisce sempre, chi non pensa al dovere.
Con un gesto, li strappo al loro cammino,
Li rimise al loro posto, ognuno al destino.

Con uno schiocco di dita, separò i due astri,
Li rimise al loro posto, per tornare ai loro passi.
Un mare di stelle si frappose tra di loro,
Lasciando soltanto silenzio e ristoro.

Verso Vega, dall’alto, planò una gazza,
“Ma è ora di dormire, che fai povera ragazza?”
Dimmi che succede, perché tanto malumore
La ragazza giù per terra tira pugni contro il cuore.

“Mi fa male, perché forse, io non posso dormire
Non ho aria, sono persa e mi sento di morire.”
“Come posso aiutarti? Piccola,mi piange il cuore
Come posso alleviare a costei tanto dolore?”

Oltre il mare c’è la cura al mio veleno,
Ma non posso attraversarlo e non posso più vederlo.
Pianse invano la ragazza e il cielo vide sbiadire,
La gazza prese il destino e iniziò a dissentire.

Sorvolo’ tutto il mare, arrivando fino al molo,
Li tristemente trovo un ragazzo tutto solo.
“Stella cara che cosa hai? Hai forse perso qualcuno?”
“Me l’ha tolta! e senza lei non desidero nessuno.”

“Lascia che ti chieda, che sei disposto a fare?”
“Per riaverla potrei dare fuoco pure al mare”
“Dimmi caro che faresti? Ma ti voglio più deciso”
“Darei fuoco all’inferno e brucerei il paradiso!”

Sedrick spiegò le ali e sali più in alto,
Fino al trono del cielo, oltre ogni salto.
S’inchino al re, con voce sottile:
“Concedi pietà, a chi non è ostile”

“Mio re permettimi di aiutare i tuoi figli,
Non meritano punizioni grandi quanti dei macigni”
“Vattene misero, e non fare più ritorno”
“Anzi”, si corresse il re, “ti concedo un solo giorno”

Ringrazio’ il vecchio sedrick e partì in alta quota,
Richiamava tutti quanti, li chiamava tutti a ruota
Mille stormi, tante gazze, volavano verso il cielo,
Piano piano, si posò, sopra il mare un fine velo

Mille stormi, mille specie, tutte radunate lì,
E pensate quanto è buffo, c’era pure il colibrì.
Si unirono insieme, piuma dopo piuma,
Finché il vuoto divenne strada comuna.

Formarono in armonia un sentiero lungo e stretto,
E cambiarono aspetto fino a diventar cemento.
E lì finalmente, si trovarono ancora,
Sospesi tra la notte e la prima aurora.

Si strinsero forte, senza più parole.
Come chi ritrova, ciò che più vuole.
Stettero tutta la notte, stretti in un abbraccio.
Ma quando il giorno tornò, solo il tempo di un bacio.

Il tempo che è crudele, non sa restare.
Concesse solo un attimo, per poter amare.
Il ponte si sgretolò e le ali spalancate,
Il volo ricominciò e sparì in un istante.

Un etereo silenzio, il cielo riprese,
E il vuoto tra loro torno come attese.
Ma ogni anno, nel tempo che torna uguale,
Le ali s’intrecciano, sopra quel mare.

Nella sintonia che arriva da ognuno ,
Nell’amarsi tutti i giorni per viverne solo uno.
E per una notte, contro ogni legge,
Due stelle si sfiorano e il cielo le regge.
Sedrick testo di Veen
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